American Beauty

Spero di farcela a passare il confine.
Spero di vedere il mio amico e stringergli la mano.
Spero che il Pacifico sia azzurro come nei miei sogni.
Spero.
(Red, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, S. King)

giovedì, 15 maggio 2008

Un ragazzo socievole

Dei software che ho installato ultimamente sul mio PC lavorativo, quello che si è rivelato più utile è sicuramente un generatore di rumore bianco.


venerdì, 25 aprile 2008

Saluti da Parigi

  • Facile dire che per conoscere Parigi bisogna vederla come i parigini: ma nessun parigino vede in cinque giorni Torre Eiffel, Notre Dame, Versailles, Louvre, Museo d'Orsay e Sacrè Coeur. Venendoci per la prima volta voglio vedere quanti più posti imperdibili posso, perché se sono imperdibili c'è davvero un motivo, e quindi mi tocca fare un po' il giapponese. Poi per vivere la città da parigino ci saranno altre occasioni.
  • Italiani, ovunque. Sulla Torre Eiffel gruppo di amici romani; sul treno per Versailles coppia veneta di mezza età; nella brasserie fuori dalla Sainte Chappelle famiglia toscana con annessa fidanzata del figlio; in coda al Louvre coppia giovane bolognese con Gazzetta (cavolo, Totti si è rotto di nuovo!); all'Orsay ben due gite scolastiche, un liceo artistico di Gorizia con due punk pazzesche e dei professori simpatici (ahimè, alla mia età quando trovo le classi in gita mi metto a parlare con i professori e non con le studentesse!), e una classe forse milanese dall'aria fighetta. Per il resto tantissimi spagnoli e i soliti giapponesi, tra i quali una notevole classe in divisa scolastica, proprio come negli anime (ma ragazze purtroppo bruttine).
  • Se costretti a scegliere: Sainte Chappelle piuttosto che Notre Dame; Orsay piuttosto che Louvre; Versailles piuttosto che qualunque altra cosa.
  • Se non vi piacciono le persone di colore, a Parigi semplicemente non andateci.
  • Se vi piacciono le ragazze con gli occhi azzurri, pure vi conviene non andarci, perché fatichereste ad andare via. Non che le francesi siano molto più belle delle italiane, ma è ovunque un luccichio ceruleo, dalla cassiera dell'Orsay alla ragazzina imbronciata che manda SMS dagli Champs Elysées, che, per chi ama il genere, è davvero un bel vedere.
  • Il clochard che dormiva su una panchina di fronte a Notre Dame avrebbe meritato di essere notato da un blogghista più bravo, che avrebbe saputo parlare del contrasto tra magnificenza e miseria, o dei suoi illustri predecessori della Corte dei Miracoli immortalati da Hugo, o del fatto che, se proprio il mendicante si deve fare, tanto vale farlo in uno dei posti più belli del mondo.
  • Il treno per Versailles passa per Issy, un quartiere di uffici alla perifieria sud. Ci sono enormi palazzi con marchi famosi come Eurosport e Canal+, ma la domenica mattina è deserto da far paura: sembra il sogno di Tom Cruise in Vanilla Sky.
  • Lo sfarzo di Versailles è quasi osceno, continua a venirmi in mente la battuta di Mel Brooks, "E' bello essere re". Nel pomeriggio fanno funzionare le fontane dei giardini con sottofondo di musica barocca: le fontane sono una mia passione fin da bambino, e per i novanta minuti in cui sono accese corro per i giardini dall'una all'altra totalizzando un chilometraggio che Gattuso non disprezzerebbe. Nel gran finale alla Fontana di Nettuno gira il vento e un getto ci finisce addosso, ma va bene: quante volte ti capita di fare una doccia offerta dal Re di Francia?
  • Se un marziano venisse portato nella Sala degli Stati del Louvre e gli dicessero che lì c'è il quadro più famoso del pianeta Terra, penso che direbbe: "Sì, in effetti queste Nozze di Cana sono straordinarie!".
  • Però la visita al Louvre è stata l'unica cosa non dico spiacevole, ma certo stressante del viaggio: troppe sale, troppe opere da vedere, troppi chilometri da percorrere, troppa gente (entro all'apertura e la coda è tollerabile, ma quando alle 11 mi riaffaccio nell'atrio sembra di essere a stazione Termini nell'ora di punta). La mia Routard propone una visita "lampo" di quattro ore: la completo in sei e la finisco stanco e stressato, anche per l'aria condizionata che tortura le mie lenti a contatto.
  • L'autofocus della mia digitale ama i contorni netti e definiti, e quindi non gli piacciono gli Impressionisti: sulle Ninfee di Monet in particolare la spia rossa non sente ragioni. Sarebbe stata bene nella giuria del Salon che continuava a rifiutarli.
  • Io di arte non capisco nulla, e proprio per questo è curioso che Van Gogh mi emozioni tanto: all'Orsay sto per commuovermi, i colori violenti e le forme sbilenche sembrano urlare angoscia. Mi piace guardare i suoi quadri di taglio, vedere lo spessore della tempera ammucchiata per formare fiori o stelle: praticamente dipingeva in Braille. Monet è perfetto, ma Van Gogh è sconvolgente.
  • La mattina presto la scalinata che porta al Sacrè Coeur è del tutto deserta, e noto subito su una panchina una piccola borsa viola con appeso un cagnolino di peluche. Penso che dovrei portarla dove la proprietaria la possa ritrovare, ma non c'è proprio nessuno intorno a cui affidarla: poi penso ad una storia alla Amélie Poulain, una borsa abbandonata volutamente per conoscere chi la ritroverà, e immagino che dentro ci sia una foto di una ragazza con la maschera di Zorro e qualche indizio misterioso. Poi penso che ho l'aereo nel pomeriggio, e se voglio fare in tempo a vedere Montmartre devo muovermi, e la lascio lì.
  • Sono convinto che ad Amélie non piacerebbe Place du Tertre: bistrot, gallerie e pittori sembrano messi lì per ricreare una Montmartre fittizia ad uso e consumo dei turisti. Sicuramente amerebbe invece le stradine meno frequentate e più romantiche dietro il Sacrè Coeur, come Rue des Saules e Rue Saint Vincent.
  • Alla fine della passeggiata per Montmartre trovo proprio il locale di Amélie, il Café des Deux Moulins in fondo a Rue Lepic. Mi rinfresco (ovviamente non ho bisogno di chiedere dov'è il bagno), mi siedo e dò un'occhiata in giro: c'è un poster firmato da Audrey Tautou, e alcuni stranieri appassionati del film che fotografano come matti, ma i clienti francesi sembrano proprio i personaggi del film (seduta ad un tavolino c'è una donna identica alla tabaccaia Georgette). L'Amélie che mi porta il caffè però è di colore, come quasi tutte le sue colleghe. Chiedo anche un panino che mi farà da pranzo: al momento del conto mi pare che la notorietà del posto faccia lievitare un po'il totale, ma non mi scandalizzo.


mercoledì, 09 aprile 2008

Parigi!

Ci ho messo un po', ma ho finalmente deciso che non voglio rischiare di morire senza aver visto Parigi. Parto il 18 con volo Meridiana (alla faccia di Spinetta), e ci starò cinque giorni: ci vado da solo.

A parte le cose più ovvie, avete qualche suggerimento su cosa vale la pena di fare o vedere?


mercoledì, 02 aprile 2008

Non è per sempre

Mi ha colpito l'epidemia di chiusure di blog che Squonk ha segnalato: gente che leggevo, che ho conosciuto personalmente, che nella blogsfera c'era sempre stata. Niente di tragico, per carità, uno chiude il blog e fa altro, ma un po'di malinconia c'è. Anche perché, sarà forse l'età, ma ultimamente mi capita spesso di veder svanire cose che ho sempre visto, e che mi ero abituato a pensare che ci sarebbero state sempre.


lunedì, 31 marzo 2008

Spese di stagione

Oggi, lunedì successivo all'entrata in vigore dell'ora legale, gli orologiai sono tradizionalmente oberati di lavoro, per riparare gli orologi da parete che vengono toccati solo due volte all'anno e che i proprietari maldestri hanno fatto cadere a terra.

O volete dire che succede solo a me?


venerdì, 28 marzo 2008

In mezzo ai Casini

 Ma non lo voto, state tranquilli.


domenica, 23 marzo 2008

Auguri doppi

A tutti, buona Pasqua.

E a me, anche, buon compleanno: oggi ridivento un uomo quadrato. E' la prima volta che compio gli anni nel giorno di Pasqua.


martedì, 11 marzo 2008

La quiete dopo (e prima) la tempesta

Non ho il coraggio di dirlo troppo forte, ma per la prima volta dopo mesi forse in questi giorni non ho troppo da fare sul lavoro. Peccato solo che, ora che il tempo ce l'avrei, non mi viene nulla da scrivere sul blog.


venerdì, 07 marzo 2008

Endorfine a caro prezzo

La mia trasformazione in brava donna di casa conosce un nuovo capitolo: lo shopping antistress. Ogni giornata di merda sul lavoro si chiude con un giro per i centri commerciali. Ancora non vado a cercare scarpe col tacco o minigonne, ma ieri mi sono portato a casa una macchina fotografica digitale. I miei primi soggetti sono stati, ovviamente i deliziosi! lampadari che ho montato due settimane fa.


mercoledì, 27 febbraio 2008

Nel giro di mezz'ora

  • Una grana sul lavoro: prevista e prevedibilissima, ma non per questo meno seccante.
  • Wind viene a sapere che li voglio abbandonare e mi offre una ricarica gratis, una tariffa più favorevole, e avessi tentennato ancora un po' credo che ci avrebbe messo pure favori sessuali.
  • Una cosa troppo seria e importante per parlarne qui si risolve bene: o piuttosto, al meglio possibile.


venerdì, 22 febbraio 2008

Collaudo

Sveglia alle 4.40 con frastìmo incorporato, giacca cravatta e pochissima voglia di mettersele, la strada per l'aeroporto tetra e deserte, l'ultimo volo della notte pensando ad altro. Roma all'alba, la metro e Stazione Termini sono un carnaio, il palazzo sontuoso del cliente a Villa Borghese, gli uomini tutti in cravatta, le donne tutte casual, otto persone impiegano una mattina per cancellare un graffito dal muro. Una discussione in napoletano su connessioni a server Oracle, l'omone di uno e novanta ha bisogno di essere rassicurato come un bambino piccolo. La dimostrazione va molto bene, dico solo duo o tre parolacce, all'ora di pranzo il sistemista napoletano ci porta in un ristorante napoletanissimo dove ci servono carbonara e caffè molto napoletano, la stesura del verbale è noiosissima, Word si ribella e incolla sempre la stessa cosa. Dei ragazzini che parlano alternativamente francese e romanesco passano tutto il pomeriggio seduti su un muretto, all'uscita siamo tutti più rilassati, i colleghi mi prendono in giro perché ho dato a tutti del tu, in aeroporto ammiriamo un po'di similmodelle, a casa ho il tempo di rileggere di Hermione fischiata dai balordi a Tottenham Court Road prima di cadere addormentato, sapendo che la mattina dopo mi rilasserò a casa a veder montare lampadari.


venerdì, 15 febbraio 2008

Lo sognavo da sempre

Oggi ho scritto un programmino per un contorto lavoro di copiatura file che doveva fare un collega, e gliel'ho consegnato dicendogli "Uno è lieto di poter servire".


martedì, 12 febbraio 2008

La città senza lacrime

Ieri ho visto un pezzetto di Porta a Porta su Lourdes, con Vespa e Messori che discutevano di suore guarite dal mal di pancia e gambe ricresciute come se la Madonna fosse Madama Chips. Ho resistito tre minuti.

Perché per me Lourdes è una cosa seria: ci sono stato in occasione del Pellegrinaggio Militare Internazionale del 1998. Ogni anno, alla fine di maggio, Lourdes è invasa da migliaia di militari di tutte le parti del mondo, un'iniziativa nata negli anni '50 per tentare una riconciliazione fra popoli, e in particolare eserciti, che si erano massacrati fino a pochi anni prima.

Io stavo per finire il servizio militare, e avevo chiesto di far parte della delegazione del mio reparto più per curiosità che altro: sono cresciuto in una famiglia con una grande devozione per la Madonna, ma mi hanno sempre lasciato perplesso certi eccessi, per cui sembra quasi che si creda nella Madonna più che in Dio. Sulle apparizioni e le guarigioni miracolose ho un atteggiamento del tutto agnostico: se la Madonna vuole apparire e guarire faccia pure, ma non è questo che a me interessa della religione.

Ma il viaggio a Lourdes è stato invece un'esperienza meravigliosa e profondissima, e mi perdoneranno Dio e la Madonna se dico che l'esperienza umana è stata anche più forte di quella religiosa. Innanzitutto, il pellegrinaggio militare stesso: dalla cerimonia inaugurale (in stile olimpico, con le delegazioni che sfilavano per il parco dietro le bandiere nazionali), ho vissuto per alcuni giorni in mezzo a persone di ogni parte del mondo, ho giocato a riconoscere le divise (spettacolose quelle di stile asburgico della guardia presidenziale croata: Franjo Tudjman sarà stato un fanatico nazionalista, ma non si può negare che avesse stile), ho salutato ufficiali polacchi, ho scambiato distintivi con un soldato svizzero, ho corteggiato (senza successo) le favolose soldatesse ucraine. Per la prima volta in vita mia ho avuto la sensazione che l'umanità non è un concetto astratto: era semplicemente lì, e io c'ero in mezzo.

Un'altra cosa: a Lourdes si vede un sacco di gente che sta male, spesso molto male, e che sa che quando tornerà a casa non starà meglio. Ma a Lourdes nessuno piange: il paraplegico che magari la mattina hai aiutato a percorrere la Via Crucis, la sera lo vedi girare per locali, ridere, scherzare, divertirsi, provarci con le ragazze. Lourdes è stato il posto in cui ho visto l'umanità al suo meglio, e questo non può che colpire anche chi in Dio non ci crede. A me, forse, ha aiutato a capire che si può amare Dio attraverso gli uomini.


martedì, 22 gennaio 2008

Metafora culinaria

CapodiLester - Buongiorno, vorrei un'insalata mista. Quanto tempo ci mette a prepararmela?
Lester - Ah, è pronta in cinque minuti.

L - Senta, nell'insalata ci vuole anche la cipolla?
CdL - No grazie, la cipolla no. Ah, senta, quando le ho detto che volevo un'insalata mista intendevo dire che volevo un pranzo di quattro portate, con l'insalata mista come contorno.
L - ...
CdL - E si ricordi che mi ha detto che era pronto in cinque minuti.

Questo sarebbe anche il motivo per cui in questo periodo ho scritto così poco.


lunedì, 31 dicembre 2007

Finalmente fuori dalle palle

Da queste parti il 2007 non sarà rimpianto neanche un po'.

Un grazie, comunque, alle persone e alle cose che si sono impegnate per rendermelo meno gramo.


lunedì, 17 dicembre 2007

Fiori d'arancio/2

Ieri si sono sposati sono due miei cari amici, nonché lettori di questo blog, e al ricevimento erano in tanti a volere un post sul matrimonio. Che poi, gli sposi sono a Parigi e sarei molto dispiaciuto per loro se non avessero di meglio da fare che leggere qui; ma se lo meritano, anche perché a differenza di quel che succede solitamente ai matrimoni ci hanno fatto mangiare bene e soprattutto bere bene.

Allo sposo congratulazioni, per la sua interpretazione di Renato Zero al karaoke, ma soprattutto perché si è trovato una donna di un genere che, caso mai ne trovassi una consenziente, sposerei volentieri anch'io.

Alla sposa un abbraccio: fra vent'anni non ti ricorderai più di aver affrontato la giornata più fredda del secolo con braccia e spalle scoperte, ma penserai che la neve sia scesa apposta per rendere ancora più speciale il giorno più bello della tua vita.


sabato, 01 dicembre 2007

Io e loro

Potrò forse, un giorno, convincermi di non essere la persona peggiore del mondo.

Ma penso che non potrò mai, in nessun modo, convincermi di essere migliore di un'altra specifica persona. E la cosa mi rende quasi stranamente orgoglioso.


lunedì, 19 novembre 2007

Left-handed compliment

Sabato sera ho incontrato un'amica che non vedevo da qualche tempo, e la prima cosa che lei mi ha detto è stata qualcosa come "ti trovo bene, hai un bell'aspetto". Mi ha fatto piacere e l'ho ringraziata perché sabato sera ero di buon umore.

(perché anche io ero contento di rivederla, e anche perché con i miei amici avevo appena vinto uno stupido giochetto (ad ogni tavolo del locale in cui ci trovavamo veniva distribuita una scheda su cui si dovevano scrivere delle risposte alle domande che facevano gli animatori (nella prima parte facevano sentire qualche secondo di un midi, e si doveva scrivere il nome della canzone e del cantante (e qui si è imposto un mio amico che sa riconoscere canzoni che nemmeno chi le ha cantate si ricorda più), e nella seconda bisognava scrivere il maggior numero possibile di nomi di gruppi e cantanti che iniziassero per T (e lì ho dato il mio contributo, ché penso che a nessuno dei giovincelli che affollavono il locale siano venuti in mente Thin Lizzy, T-Rex o Pete Townshend))) (si vincevano dei gadget della Nastro Azzurro (un berretto, delle infradito e una specie di penna-apribottiglie))) (sì, devo imparare a usare meno parentesi).

Però, ripensandoci dopo, sono poi così sicuro che ci sia da rallegrarsene? Non è che ormai ho un bell'aspetto così di rado che quando capita lo si nota? Non per puntare troppo in alto, ma pensate che Zac Efron, Riccardo Scamarcio e Josh Holloway si siano mai sentiti dire "ti trovo bene, hai un bell'aspetto"?


mercoledì, 10 ottobre 2007

Risoluzione VGA

L'altro giorno: chiedo a mia mamma dove si trova una certa coperta marrone che devo portare a Cagliari. La genitrice nega recisamente l'esistenza nella nostra casa di qualunque ente che si possa definire "coperta marrone". Al termine di un'interminabile discussione, dimostro la falsità della sua affermazione esibendo trionfalmente l'oggetto che ricade, a mio parere indubitabilmente, nella definizione suddetta. Commento della genitrice: "Ma questa non è la coperta marrone: è la coperta beige."

La notoria differenza di risoluzione cromatica fra uomini e donne colpisce ancora.


mercoledì, 03 ottobre 2007

Due mesi fermo (e mobile)

Per scaramanzia lo scrivo solo adesso, seduto alla scrivania del mio posto stipendiato, come è stato questo periodo di disoccupazione. Perché il dolce far niente, sapete, non è poi così dolce.

Agosto è passato abbastanza bene, potendo far finta di essere in ferie: anche se verso la fine del mese capitava semper più spesso che qualcuno che non sapeva mi domandava quando sarei rientrato al lavoro. E' stato più duro settembre, quando ho visto i miei amici ricominciare a lavorare mentre io continuavo ad alzarmi tardi e a non sapere come passare la mattina. Non avendo nulla da fare a Cagliari sono rimasto a casa dei miei al paesello, in cui, passata la stagione balneare, non c'è veramente nessuna distrazione: sì, ho passato qulache serata con gli amici, ma solitamente prevaleva una noia che certo non mi ha tirato su il morale. Mi è arrivato il primo assegno della mobilità, e devo riconoscere l'efficienza dell'INPS: ma non ho potuto fare a meno di vergognarmi un po' per aver preso dei soldi senza lavorare. Qualche volta ho anche pensato di fare un viaggio, per sfruttare almeno un po' l'eccesso di tempo libero. Poi mi hanno chiamato.