American Beauty

Spero di farcela a passare il confine.
Spero di vedere il mio amico e stringergli la mano.
Spero che il Pacifico sia azzurro come nei miei sogni.
Spero.
(Red, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, S. King)

lunedì, 23 ottobre 2006

Il ragioniere va in pensione

In vita mia ho visto dal vivo un solo Gran Premio di Formula Uno, quello di Monza nel 2000. Schumacher vinse, e fu la prima di quattro vittorie consecutive con le quali superò Hakkinen e riportò il campionato mondiale alla Ferrari dopo vent'anni (e ti sia lieve la terra, Paolo). In quell'occasione vidi una cerimonia che in TV non viene mostrata mai; prima di disporsi sulla griglia di partenza, i piloti salgono su un camion scoperto e fanno tutto il giro del circuito per salutare il pubblico. L'incitamento più frequente che veniva dedicato a Schumacher era del genere: "Falla correre quella macchina, crucco di merda!"

Ho ripensato a quell'episodio rileggendo il bellissimo post di Suzukimaruti, che condivido completamente. I fan misogermanici di quel pomeriggio di sei anni fa sono solo un esempio dei tantissimi antipatizzanti di Schumacher che ho incontrato in questi anni, che lo accusavano di tutto: di non aver imparato l'italiano, di non volere un pilota italiano come compagno di squadra, di stare alla Ferrari solo perché era la macchina migliore, di essere troppo calcolatore, di non fare ciao ciao con la manina ai tifosi.

E' che sono abituati male: Schumacher era totalmente refrattario al carattere mitico e gladiatorio della Formula Uno, lontanissimo dall'alone leggendario di un Senna o di un Villeneuve: considerava il suo come un semplice lavoro, in cui era pagato solo per vincere, e vincere sempre, comunque, il più possibile, era l'unico modo per farsi perdonare la sua antipatia. Vinceva con la cura dei dettagli e l'attenta pianificazione; sapeva anche lui rischiare il sorpasso impossibile, ma lo faceva solo dopo aver calcolato che ne valeva la pena.

Vinceva da studentello secchione, da ragioniere, il più grande ragioniere di tutti i tempi. A me, a cui stava simpatico proprio perché non si sforzava minimamente di esserlo, mancherà molto.