American Beauty

Spero di farcela a passare il confine.
Spero di vedere il mio amico e stringergli la mano.
Spero che il Pacifico sia azzurro come nei miei sogni.
Spero.
(Red, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, S. King)

lunedì, 10 luglio 2006

Images and words

  • Le ore della vigilia passano nella ricerca delle coincidenze più assurde: sia nel'82 che nel 2006 abbiamo battuto i connazionali del Papa; tra il terzo e il quarto titolo del Brasile sono passati 24 anni, come fra il terzo titolo dell'Italia e oggi. Provo a spiegare che volendo si trovano altrettante coincidenze favorevoli alla Francia (Sofri mi da ragione).
  • I miei familiari parlano di verde petrolio o verde scolorito, ma io resto convinto che al balcone di un palazzo di fronte a casa mia sventoli l'unica bandiera francese di tutta la Sardegna meridionale.
  • Ahhh, la materazzata! Ahhh, il cucchiaio! in una finale mondiale! alla sua ultima partita! Quest'uomo è pazzo.
  • Materazzi! Giuro che l'ho detto che pareggiava lui! Giuro che l'ho detto!
  • Sinceramente, la Francia è l'unica squadra che ci ha messo sotto per lunghi tratti della partita.
  • Il cross di Sagnol, il colpo di testa di Zidane, la parata di Buffon: in due secondi, tre delle cose più belle di questo mondiale.
  • Mi dispiace per l'espulsione di Zidane: perché è un grande giocatore, ed è un peccato che lasci questo brutto ricordo. Ma soprattutto perché, così stanco e nervoso, sono certo che il rigore lo avrebbe sbagliato.
  • Quando vede Materazzi andare sul dischetto, mio fratello ci dà già per sconfitti. Io gli spiego che all'Inter i rigori ogni tanto li tira (ok, quanto a segnarli...). E invece lo mette!
  • Non ci crederete: nel momento esatto del rigore di Sagnol, in tutto il mio paesello il segnale televisivo sparisce. Per cinque drammatici secondi. E prima che sparisse avevo l'impressione che Buffon avesse intuito.
  • Quando Grosso va sul dischetto mio padre si gira. Al gol, io lancio un urlo ferino.

  • Voglio Fabio Cannavaro Pallone d'Oro, senza se e senza ma. Aspetto che sollevi la coppa, poi esco per la festa.
  • Il paesello è piccolo, e anche la festa è in proporzione, non a livelli metropolitani. Quella dell'82 me la ricordo più grande, ma sicuramente è perché ero piccolo io.
  • I bambini. I venticinquenni che hanno vissuto già una vita non breve senza sapere cosa significa essere campioni del mondo. Le ragazzine con la bandiera dipinta sul volto e l'abitino di raso tricolore. Gli SMS agli amici lontani. Due TIR carichi di gente esultante. L'Inno di Mameli cantato a squarciagola e in coro per la prima volta dopo il servizio militare.
  • Come già è avvenuto per la semifinale, un tizio sale sulla statua della piazza principale e si denuda integralmente. Un provvidenziale bandierone mi impedisce la vista della sua Coppa Rimet.
  • Secondo me neanche i White Stripes stessi si capacitano che una canzoncina banale come Seven Nation Army raccolga tutto questo entusiasmo. Per me, Song 2 tutta la vita.
  • Ultimo pensiero primo di addormentarsi sugli ultimi sproloqui di Mazzocchi: spiegare agli autori delle clip di Notti Mondiali (per il resto la cosa migliore della trasmissione) che la One vera è quella di Achtung Baby, non quella roba che gira adesso con una tizia che gorgheggia senza motivo apparente.
  • La mattina dopo, nella terra dei campioni del mondo c'è un silenzio da alba domenicale. E ci tocca andare a lavorare.
  • Un altro punto, in ritardo: non ho visto le interviste ai giocatori, ma da Leftwing apprendo che anche ieri i neo-campioni del mondo si sono abbandonati alle loro amate metafore endocrino-genitali. Gli suggerirei che in America si usa dire "un cuore grande come lo stadio": tanto per variare un po'la parte anatomica di riferimento.