American Beauty

Spero di farcela a passare il confine.
Spero di vedere il mio amico e stringergli la mano.
Spero che il Pacifico sia azzurro come nei miei sogni.
Spero.
(Red, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, S. King)

lunedì, 25 agosto 2008

Pezzi di Pechino 2008

  • «Vola!» L'immagine più bella di una cerimonia di apertura troppo retorica è l'ultimo tedoforo Li Ning che si leva in volo, percorre tutto il perimetro delle tribune camminando nell'aria e accende il braciere olimpico sospeso nel vuoto. Certo, è appeso a dei cavi, a differenza di quando volava nelle gare di ginnastica, ma l'emozione c'è tutta.
  • Le medaglie più belle dell'Italia sono quelle dei favoriti: nella marcia Alex Schwazer sa di essere il più forte del mondo anche se troppe volte ha perso per errori tattici, ma stavolta stronca tutti gli avversari mostrando una superiorità mostruosa: e canta anche l'inno di Mameli sul podio, cosa che per un altoatesino, per vari motivi, non è mai facile. E poi Valentina Vezzali, al quinto oro nel fioretto, che rafforza la sua candidatura a più grande schermitrice di sempre.
  • Ad Atene Matthew Emmons stava dominando la gara di carabina, ma all'ultimo tiro, incredibilmente, sparò al bersaglio sbagliato: zero punti e ultimo posto. Qualche ora dopo, mentre cercava una spiegazione in un bicchiere di whisky, gli si presentò la collega ceca Katerina Kurkova. Quattro anni dopo Katerina è diventata la signora Emmons, e ha vinto il primo oro dei Giochi. Nella sua gara Matthew è di nuovo in netto vantaggio, ma la maledizione dell'ultimo tiro colpisce ancora: il colpo gli parte troppo presto, fa segnare un 4.4 da dilettante e crolla al quarto posto.
  • Ricky Rubio non ha ancora l'età per prendere la patente, ma guida per due volte la nazionale spagnola di basket contro gli Stati Uniti, e non ha mai paura. Quel -4 a poco più di due minuti dalla fine dice che forse gli dèi del parquet sono meno lontani di quel che si pensava.
  • Yelena Isinbayeva batte il record mondiale di salto con l'asta più spesso di quanto io mi metta la cravatta. Si penserebbe che la vittoria olimpica con primato mondiale (il suo ventiquattresimo) sia per lei poco più che una giornata in ufficio. E invece sul podio piange come una ragazzina all'esordio.
  • Vecchiette terribili: Jeannie Longo a cinquant'anni non è ancora stanca, e arriva quarta nella cronometro di ciclismo a due secondi dal podio. Josefa Idem a 44 anni coglie un argento nella canoa, battuta per pochi millesimi di secondo dalla Osypenko che potrebbe essere sua figlia.
  • Le storie che nascono dall'emigrazione e dai cambi di nazionalità non sono sempre bellissime (basti pensare ai fondisti africani che vanno a rappresentare Stati del Golfo Persico in cambio di petrodollari). Ma mi piace quella di Benjamin Boukpeti, nato in Francia da padre del Togo, che ha scelto di gareggiare nella canoa slalom per la nazione del padre, in cui il suo sport è del tutto sconosciuto, per evitare la concorrenza che avrebbe trovato nella nazionale francese. Nella prima manche è addirittura in testa, nella seconda è un po' più lento ma mantiene il terzo posto, prima medaglia assoluta nella storia olimpica del Togo. Benjamin è talmente felice che nella sua esultanza spezza la pagaia.
  • Bella l'impresa della Giamaica, sei medaglie d'oro e undici in totale con meno di tre milioni di abitanti. Ma anche all'Islanda che gli vuoi dire? Da trecentomila anime, meno della provincia di Sassari, tirano fuori quattordici giocatori di pallamano, battono Russia, Germania, Polonia e Spagna e prendono la medaglia d'argento dietro la Francia.
  • Nei tuffi la Cina è la dominatrice indiscussa e sogna un en plein di otto ori su otto gare. Vincono le prime sette, ma nell'ultima, la piattaforma dieci metri, Zhou Luxin sbarella malamente l'ultimo tuffo; mantiene il primo posto provvisorio con un aiutino dei giudici, ma il tuffo finale di Matthew Mitcham è assolutamente perfetto, e conquista il punteggio più alto della storia olimpica e di conseguenza l'oro.