American Beauty

Spero di farcela a passare il confine.
Spero di vedere il mio amico e stringergli la mano.
Spero che il Pacifico sia azzurro come nei miei sogni.
Spero.
(Red, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, S. King)

venerdì, 26 giugno 2009

Che Michael Jackson fosse morto l'ho saputo ieri notte, dallo status Facebook di Marta Cagnola. Mi dispiace, perché era giovane, e perché la sua musica ha segnato la mia generazione, anche se non mi è mai piaciuta molto, e ultimamente se ne parlava quasi esclusivamente per motivi che con la musica non avevano nulla a che fare.

Riposa in pace, ragazzo. Metto qui una tua canzone che non mi dispiaceva tanto.

Battle of the sexes

Ultimamente in piscina il mio istruttore si diverte a dividerci in squadre e fare delle gare che sembrano molto Giochi Senza Frontiere. Ieri sera ha avuto un'idea provocatoria: una staffetta uomini contro donne. Nel mio turno le donne sono giovani e molto in gamba, alcune fanno nuoto da anni, a livello anche agonistico, mentre i maschietti tendono alla mezza età: insomma, finisce che ci massacrano.

Poi andiamo alla pizzata di fine corso, e mi tocca invidiare ancora di più queste fanciulle: sono tutte amiche, giovani, coetanee (ventiduenni, Dio le benedica), quasi tutte universitarie fuori sede, alcune colleghe, altre compagne dai tempi delle superiori. E in media piuttosto carine, allegre e simpatiche, e anche se la maggior parte sono fidanzate spettegolano allegramente sui pallanuotisti che si allenano nelle corsie vicino alle nostre (c'è anche una squadra di pallanuoto femminile, ma il livello estetico non è apprezzabile). Insomma, ci passo una bella serata.


mercoledì, 24 giugno 2009

Gli aforismi di Lester

Il mio capo ha incollato sulla porta un foglio con stampate alcune frasi che mi ha sentito dire ultimamente. Eccdo le perle di saggezza che mi hanno fruttato cotanto onore:

  • Prima di arrivare alla soluzione giusta si devono provare tutte le possibili soluzioni sbagliate;
  • Se l'unica cosa che hai è un martello, tutto sembra un chiodo;
  • Per ogni problema complicato esiste una soluzione semplice. Ed è sbagliata.

 

 


lunedì, 22 giugno 2009

Egittologi

Splendido articolo di Luca Sofri sul progetto per recuperare e digitalizzare le immagini analogiche riprese dalla prime sonde lunari, i Lunar Orbiter, nel 1966 e 1967; è l'equivalente in image processing della decifrazione dei geroglifici egizi


giovedì, 18 giugno 2009

Questione di scelte di tempo

Mi sembra quasi di vederli, tutti questi blogger seri ed impegnati che hanno preparato post profondi e documentatissimi riguardo alla rivolta di Teheran, e poi proprio quando hanno il mouse sul tasto 'Pubblica' sono costretti a buttare via tutto per occuparsi di una storia di puttane pugliesi.


mercoledì, 17 giugno 2009

You are leaving the American sector

Premessa per i continentali: Pirri, dove vivo io, è una circoscrizione di Cagliari (tecnicamente una "municipalità"). Originariamente era una centro abitato separato, ma è stato integrato nel Comune di Cagliari da oltre ottant'anni, ed è adesso abitato in gran parte da persone trasferitesi da altre parti della città o dalla provincia, come il sottoscritto. Ma permane anche un nucleo di persone che vivono nel quartiere da generazioni e si sentono molto più pirresi che cagliaritani.

Tutto questo per dire che ieri sono entrato in una ferramenta per duplicare una chiave, e il tizio mi ha detto: "Ah, questo modello non ce l'abbiamo. Per questo deve andare a Cagliari": con gli occhi della mente ho visto un Checkpoint Charlie nella rotonda di Via Cadello.


martedì, 16 giugno 2009

Puppy love

In piscina, ieri: nello spogliatoio, un adolescente si sfoga con gli amici: "Cioè, c'è questa ragazza che è sempre stata la mia migliore amica, ci conosciamo da quando eravamo bambini, ci diciamo tutto... però da un anno circa io penso a lei anche in un altro modo, e adesso non so bene cosa fare... cioè, sì, bello essere amici però insomma, che palle...". I consigli degli amici sono sono più o meno orientati sul "Infilale la lingua in bocca!".

A bordo piscina una ragazzina di 12-13 anni parla con un amichetto, e improvvisamente lo abbraccia. Il fanciullo, coetaneo o forse anche più giovane, resta rigido e immobile come se non capisse bene cosa sta succedendo. Dopo qualche secondo lei lo bacia sulla guancia, lancia un "ciao" frettoloso e scappa nello spogliatoio femminile. Lui rimane imbambolato per un po', poi comincia a raccogliere le sue cose incerto e confuso, come se avesse preso una botta in testa.


lunedì, 15 giugno 2009

La sinfonia degli addii/2

Mi domando, a questo punto, perché mai tutti quelli che chiudono il blog dovrebbero aver torto, e solo io  ragione.


giovedì, 11 giugno 2009

Pelle - Afterhours

 


venerdì, 05 giugno 2009

Mi spiace, mi spiace davvero tantissimo per David Carradine.


sabato, 30 maggio 2009

Quando sono pirla bisogna dirlo

Aereoporto di Linate, 28 maggio, otto di sera: l'aereoporto è strapieno di gente che è in partenza perché è riuscita ad allungarsi il ponte del due giugno. Il ristorante self service è affollatissimo di gente che ha fretta di buttare giù qualcosa prima di acchiappare gli ultimi voli della sera. Ci sono quattro casse, ma una sola è aperta: c'è un immigrato latino-americano che è costretto a subire il malumore della gente che per fare la fila rischia di perdere l'aereo (e tutti che gli dicono "Lo so che non è colpa sua", ma intanto è con lui che se la prendono...)

Quando sono bravi bisogna dirlo

Presso la questura di Cagliari, il tempo di attesa per il passaporto è di due giorni: presenti la domanda al martedì, e al giovedì mattina te lo consegnano. Io non avevo mai avuto il passaporto prima d'ora ma, da quello che sentivo dire, fino a non molto tempo fa era normale un'attesa di settimane o anche mesi. Sinceramente sorpeso, ho detto alla poliziotta allo sportello che avrei scritto a Maroni e Brunetta per segnalare questo esempio di efficienza: mi ha risposto che due righe a Maroni le vorrebbe mandare anche lei, ma di contenuto non riferibile.


martedì, 26 maggio 2009

Il salario della paura

So quanto conta, in una terra economicamente depressa come la mia, la presenza di un gigante economico come la Saras, ma il fatto di pagare degli stipendi non può dare a nessuno un diritto di vita e di morte. A Gigi Solinas, Bruno Muntoni e Daniele Melis dobbiamo innanzitutto la verità; e una preghiera.


giovedì, 21 maggio 2009

Saluti da Berlino/2 - ...e un po'anche da Bergamo

  • In un negozio di souvenir vedo un cartellino "Trabant - €7.50", ma niente sullo scaffale. Chiedo al banco, e la cassiera mi spiega che le hanno (dei modellini, ovviamente) ma non le possono vendere, perché non si sono messi d'accordo con i detentori dei diritti commerciali. Un suo collega interviene: "Which colour would you like?" "Have you got yellow?" Me la impacchetta, e sorridendo dice "Don't tell anybody, this is black market!" Di Trabant vere ne vedo due; una giallina del Trabi Safari, un'associazione che organizza giri turistici per Berlino in Trabant, e una azzurra a Potsdam, apparentemente di un privato. Non ho modo di apprezzarne le leggendarie prestazioni, ma già il design è notevole: sembra il progetto di un bambino di otto anni realizzato in plastica.
  • Il calcestruzzo è il linguaggio dell'indicibile. Il memoriale della Shoah è una scacchiera di migliaia di pilastri di cemento. I più esterni arrivano alle ginocchia, poi addentrandosi il terreno si abbassa, i pilastri si allungano fino a due metri sopra la testa, la città non si vede più, tranne che per un attimo negli incroci del reticolo, persone appaiono e scompaiono subito; e grazie al cielo si sente qualche risata, ché questo è il campo ideale per giocare a nascondino. Il museo ebraico di Liebeskind è molto interessante, creativo ed anche allegro, ma la maggiore tragedia è rievocata dalla Torre dell'Olocausto; si entra sul fondo di un pozzo di cemento trapezoidale alto più di venti metri, dalle pareti lisce e grigie, totalmente buio, freddo e silenzioso, tranne che per una sottile fessura diagonale. Per qualche secondo ci sono rimasto da solo: e per un attimo mi è sembrato di capire.
  • E' straordinario, qui tutti parlano inglese benissimo, dal cameriere al vigile al comune passante. Per una sola cosa rimpiango di non sapere il tedesco: sarei andato a vedere la rappresentazione teatrale di The Producers a due passi dal mio albergo. Dev'essere uno spettacolo vederlo a Berlino, già la decorazione esterna del teatro è favolosa: bandieroni similnazisti con un disegno nero a forma di cuore al posto della svastica.
  • Solitamente quando viaggio preferisco mangiare cucina locale, ma al Checkpoint Charlie sono assediato da ristoranti italiani, e mi rifugio in un tailandese. Tutto buono e anche abbastanza economico, ma la cameriera mi prende in giro perché non so usare le bacchette. Fräulein, so che lei lavora in una città cosmopolita, ma che colpa ne ho se io vengo da un paesello della Sardegna?
  • Gli immigrati ci sono (Kreuzberg sembra un quartiere di Istanbul), ma la maggioranza dei Tedeschi mantiene le caratteristiche somatiche a cui solitamente li si associa: incarnato di porcellana, capelli color del grano, occhi cerulei. Questa combinazione genera soprattutto bambini di una bellezza quasi sovrannaturale; poi solitamente birra e currywurst impongono il loro tributo al girovita.
  • Un consiglio: se venite a Berlino cercate di mangiare come i tedeschi, ossia colazione completa (sì, uova, salumi, formaggi: è solo questione di abitudine, ce la potete fare) e a pranzo sbrigarvela con un currywurst. Questo perché i luoghi da visitare hanno solitamente orario di apertura 10-17, e non sfruttate al meglio questo intervallo di tempo se ne passate un'ora e mezza con le gambe sotto il tavolo. Eppoi la colazione completa vi consente di godere di una delle meraviglie della cucina tedesca: la straordinaria varietà di tipi di pane, molti scurissimi, assolutamente anomali per noi mediterranei, e tutti deliziosi.
  • La sezione mesopotamica del Pergamonmuseum è splendida, ma qualcuno dovrebbe spiegare allo speaker dell'audioguida italiana che l'enfasi che mette nel recitare le iscrizioni babilonesi lo fa assomigliare tremendamente a Giovanni quando fa lo sketch di Pdor figlio di Khmer.
  • In ogni Paese il mestiere più antico del mondo ha una diversa tecnica di marketing: a Berlino le professioniste non lavorano in zone squallide e isolate, al contrario si piazzano la sera sulle vie più affollate e piene di locali, vestite in maniera appena più appariscente della dilettante media e riconoscibili solo da un marsupio; stanno semplicemente lì, sorridono, ogni tanto azzardano un "Guten Abend" ma solitamente aspettano che sia il cliente ad avvicinarsi. Una volta conclusa la trattativa salgono in qualche appartamento vicino.
  • L'Hertha ha vinto il campionato per l'ultima volta sotto la Repubblica di Weimar: sono gli eterni "ci siamo quasi" del calcio tedesco. Ma quest'anno a due giornate dalla fine sono ad un punto dalla vetta, e devono giocare in casa con lo Schalke04. Per tutta la giornata vedo tifosi ospiti che prima di andare allo stadio si godono la gita nella capitale visitando musei e palazzi. Scopro dal Televideo che è finita 0-0, e l'Hertha ha buttato via le ultime chance. La sera molti si consolano appassionandosi all'Eurofestival, su cui sono sintonizzate molte TV dei locali: non tanto i tedeschi, la cui Miss Kiss Kiss Bang si arrabatta nelle ultime posizioni, quanto gli immigrati, che salutano con rumoroso entusiasmo ogni douze points conquistato dal loro Paese di origine.
  • Uno i re di Prussia se li immagina rocciosi e militaristi; e invece Charlottenburg e Sanssouci offrono un'immagine di Federico il Grande molto diversa. Un uomo dai gusti artistici raffinati e multiculturali (rococò francese, soprattutto, ma anche una sala da tè cinese, bagni romani e addirittura una stazione di pompaggio in stile moresco). Anche durante le campagne militari si teneva informato sui suoi arredi, le sue porcellane, i suoi frutteti. Alcuni dettagli della sua biografia (non ebbe mai figli, la moglie viveva in un'altra città e si vedevano una volta l'anno, da ragazzo tentò di fuggire con un giovane ufficiale), mi suggeriscono l'idea che il gentil sesso non fosse di suo gusto: ed in effetti scopro che è una teoria assai diffusa.
  • Mi delude il Checkpoint Charlie: sarà pure una ricostruzione fedele dell'originale, ma certo non lo sono le finte guardie con brutte copie delle divise alleate, che vendono souvenir e si fanno fotografare per un euro. Anche il museo del Checkpoint è di proprietà di privati e sembra un po'dilettantesco. Dicono che il governo della città, che comprende anche Die Linke, partito erede dei comunisti della DDR, non sia molto interessato a ricordare questo pezzo di storia.
  • Domenica è una splendida giornata; appena sceso alla stazione di Charlottenburg vengo accolto da un flusso continuo di soffioni che provengono dal parco dello Schloss: continuerà tutto il giorno. Una cosa stupenda.
  • La Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche è una delle immagini più famose della Berlino divisa: ci passo di fretta l'ultimo giorno, più che altro per fare la foto, ma in quel momento suonano le campane. Devo spiegare al pastore all'ingresso che nonostante il mio aspetto turisticissimo voglio seguire la Messa: e lui sorride, e mi dice che hanno degli auricolari con la traduzione simultanea in inglese. Fantastico. La sala di culto moderna è meravigliosa, ottagonale con i banchi ad anfiteatro, vetrate azzurre ed un immenso Cristo dorato a braccia aperte, nella posizione della crocefissione ma che sembra volare. La funzione evangelica è bella e gioiosa, con canti, un'intervista ad un dirigente della diocesi (non credo che quelle luterane si chiamino "diocesi", ma scusatemi l'ignoranza) e una predica lunga ma bella, con qualche frase che ricorderò.
  • Nel viaggio di ritorno ho alcune ore di scalo a Bergamo, e decido di prendere l'autobus per la città alta. Ci trovo un giovane nerissimo con un bambino, un uomo cinese di mezza età, due ragazze che parlano polacco o forse ucraino, una signora elegante con il velo islamico, una famiglia latino-americana: sono davvero tornato in Italia. Anche i vecchietti che discutono in orobico ogni tanto usano un curioso intercalare straniero: "zeru tituli!"


martedì, 19 maggio 2009

Saluti da Berlino/1 - Come si cambia

Una delle domande che mi ponevo partendo per Berlino era questa: come si fa ad essere tedeschi dopo il nazismo? Come fa un popolo a ricostruirsi una storia dopo avere avuto la responsabilità della maggior tragedia di tutti i tempi?

Un metodo possibile è quello della DDR: io non c'ero, e se c'ero dormivo. Noi siamo quelli nati dopo, la storia passata la rinneghiamo, di tutto ciò che essa ha prodotto, anche artisticamente, non c'importa nulla, e infatti i compagni sovietici se lo possono pure portare via (oppure, come il palazzo imperiale di Berlino, lo demoliano e costruiamo al suo posto un palazzo di governo elegante come un hangar della Boeing). Questo approccio è finito sepolto nelle bancarelle dei memorabilia, come è giusto.

Oppure c'è l'approccio della Germania di oggi. Nessuno cerca di dimenticare o farti dimenticare: le testimonianze dei crimini del nazismo (o Nationalsozialismus, come viene sempre precisamente chiamato) sono ovunque, quasi ossessive; ma il punto è che non sono l'ultima parola. Siamo stati questo, sembra dirti la Germania, ma ora siamo altro, e ciò che siamo ora è storia anch'essa. Berlino è il luogo in cui più si respira il concetto che la storia non è finita cinquanta o sessant'anni fa, che la si fa ancora oggi, giorno per giorno. Non a caso è il paradiso dell'architettura contemporanea, molto spesso integrata con architettura più antica: il Reichstag è ancora l'edificio di epoca imperiale carico di storia, ma è dominato dalla cupola di Norman Foster e circondato da altri edifici contemporanei; lo Stadio Olimpico ha montato una copertura moderna ed elegante su un'architettura di evidente retorica nazista (e sulla campana che ne è simbolo le svastiche sono state cancellate solo parzialmente, e sono ben riconoscibili); Schloss Charlottenburg è stato riportato allo splendore originario, ma al posto di un affresco distrutto c'è un dipinto astratto; Potsdamer Platz è forse il massimo capolavoro dell'urbanistica contemporanea, ma conserva memoria della sua storia prima della guerra e nel periodo del Muro. Un effetto di questa attenzione alla contemporaneità è nel grande valore artistico che hanno edifici di utilizzo molto pratico e moderno: non so in quante altre città valga la pena di cercare, perché è un'opera d'arte di grande valore, un ministero, un'ambasciata, una banca, un centro commerciale, addirittura la sede di un partito (andate a vedere, se vi capita, la sede nazionale della CDU, nel quartiere diplomatico: sembra una nave racchiusa in uno scrigno di vetro).

Un caso estremo e letterale di questo "ricostruire sul passato" l'ho visto la sera del primo giorno. Un'esposizione sulla Berlino sotterranea parla dei bunker in cui si è consumata la fine del nazismo. Stupefatto, scopro che sono lì a fianco, ho cenato a cento metri da dove è morto Hitler. Vado sul posto: sui bunker è stato costruito un condominio popolare in stile DDR. Un semplice cartello spiega che lì sotto i bunker ci sono ancora: non sono stati distrutti, ma non sono aperti al pubblico perché, beh, non c'è nulla da vedere. Un automobile entra nel cortile sollevando una prosaica sbarra; mi viene voglia di chiedere al guidatore se sa che sta parcheggiando sul luogo di uno degli eventi più importanti della storia mondiale. Immagino che la risposta sarebbe: "Sì, e non me ne importa un fico secco."

Se state provando a cambiare qualcosa della vostra vita, o a ricostruirla dopo qualche evento traumatico, vi piacerà venire a Berlino: forse qui più che in ogni altro posto del mondo avrete la dimostrazione che cambiare si può.

Non si fa così!

Ma come? Mi vincete un campionato mentre io sono all'estero, e lo vengo a sapere per SMS la mattina dopo? E il post lo posso scrivere solo al martedì successivo?


martedì, 12 maggio 2009

Beh, io me ne vado a Berlino. Per quando torno fatemi trovare la season finale di Lost e qualche argomento di conversazione diverso dalle copule del Presidente del Consiglio.


sabato, 09 maggio 2009

Andiamo a Berlino!

Almeno, io ci vado, sia pure senza Bergomi e Caressa; la settimana prossima. Qualcuno che c'è già stato ha dei suggerimenti?


giovedì, 07 maggio 2009

Servizi per cuori solitari

Vista la regolarità con la quale la cosa si ripete, potrei farne un servizio offerto al pubblico, magari a pagamento.

Care ragazze, non trovate fidanzato? Basta che usciate alcune volte con il sottoscritto. Non occorre che gli concediate granché, basta che vi mostriate simpatiche, intelligenti e sensibili il tanto necessario perché si interessi a voi. Con puntualità svizzera, fra il secondo e il terzo appuntamento avrete conosciuto un'altra persona che vi spingerà a considerarvi impegnate.

Anche gli alieni rubano


Sembra incredibile, sono riusciti a rendermi simpatico Abramovich.